Associazione il germoglio

Chi siamo

La nostra storia

Il Germoglio si propone come risposta concreta ai disagi dei membri più fragili della comunità

La nostra associazione è il frutto dell’impegno di Alvaro Cappellini, diacono della parrocchia di Treviglio: era infatti suo desiderio offrire maggiore sostegno a tutte quelle persone che purtroppo si ritrovano in situazioni di indigenza, così da costruire poco alla volta una società nuova, più inclusiva, che riconosca come propri capisaldi il valore e la dignità di ogni individuo. 

Nel 2006, con il sostegno della Caritas, siamo riusciti a rendere operativo il centro sociale La Locanda del Samaritano, che oggi a Treviglio (BG) possiede due sedi: una in via Rozzone, in pieno centro storico, che può accogliere fino a 10 ospiti, e una in via Del Maglio, dotata di 6 posti letto. Siamo molto orgogliosi di queste due piccole ma importanti realtà, poiché rappresentano un simbolo dell’ospitalità della Chiesa e della comunità di Treviglio, che si propongono così di rispondere concretamente alle richieste di aiuto dei senza fissa dimora.

Presso la Locanda del Samaritano, i clochard sono ricevuti da operatori regolarmente assunti, i quali vengono affiancati dai volontari nello svolgimento delle attività di accoglienza. Gli ospiti si recano in struttura alle ore 20 per la distribuzione della cena; terminato il pasto, vi è la possibilità di usufruire delle docce della Locanda. L’associazione, inoltre, mette a disposizione di chiunque lo necessiti degli abiti di seconda mano. Il centro rappresenta anche un importante luogo di socializzazione per queste persone, le quali hanno modo di raccontarsi e di esternare il proprio disagio senza sentirsi giudicati. Entro le ore 22 gli ospiti devono recarsi a dormire, per poi lasciare la struttura alle 7:30. 

Perché sostenerci

Il Germoglio è l’unica realtà che opera nelle periferie di grandi città come Bergamo e Milano: la nostra associazione rappresenta per queste comunità un importante punto di riferimento per l’accoglienza e il sostegno degli indigenti. 

Siamo al lavoro per mettere in atto un’assistenza di secondo livello, che possa aiutare chi si trova in condizioni di povertà e marginalità sociale a reinserirsi nella società, riscattandosi: crediamo infatti che il nostro impegno debba spingersi oltre il mero assistenzialismo, perché altrimenti si rischierebbe di paralizzare le persone all’interno della loro situazione, andando ad alimentare quel sentimento diffuso di inferiorità e di indegnità personale.

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